Formula 1: FIA Rinvia il Ritorno dei Motori V8 – Honda e Audi Bloccano la Proposta di Ben Sulayem

La rivoluzione dei motori che (per ora) non ci sarà

Vi ricordate il rombo inconfondibile dei motori V8 di Formula 1? Quel suono che faceva venire la pelle d’oca agli appassionati di tutto il mondo? Beh, dovrete aspettare ancora un po’ prima di risentirlo sui circuiti internazionali.

La notizia che sta facendo discutere il paddock è quella del rinvio della tanto attesa riunione che doveva tenersi l’11 settembre a Londra. Mohammed Ben Sulayem, presidente della FIA, aveva convocato tutti i big del circus. Dai costruttori di motori ai rappresentanti dei team, per discutere una proposta che avrebbe fatto tremare i polsi a molti: il ritorno ai motori V8 già dal 2029.

Il progetto che ha diviso la Formula 1

L’idea sulla carta era affascinante: sostituire gli attuali propulsori turbo ibridi con nuovi V8 da 2.4 litri alimentati da carburante completamente sostenibile. Una sorta di “best of both worlds” che univa la nostalgia del passato con le necessità ambientali del presente.

Ben Sulayem non ha mai nascosto la sua posizione sui motori attuali, definendoli “così complicati” e costosi, con ricerca e sviluppo che raggiunge i 200 milioni di euro. La sua visione? Un motore più semplice, più leggero e diciamolo pure molto più spettacolare dal punto di vista sonoro.

I dettagli tecnici erano ancora da definire: quanto potente dovesse essere la componente ibrida, se mantenere o meno un elemento turbo, ma l’entusiasmo del presidente FIA sembrava contagioso. Almeno inizialmente.

La data che non c’è più

Sul tavolo c’erano due possibili scenari temporali: 2029 o 2030. Ben Sulayem spingeva per la data più vicina, ma ben presto è emerso che non tutti i costruttori erano sulla stessa lunghezza d’onda.

Il compromesso più realistico sembrava essere il 2030, giusto un anno prima della scadenza naturale dell’attuale regolamentazione sui motori turbo ibridi. Ma venerdì scorso è arrivata la doccia fredda: Honda e Audi, entrambi pronti a rientrare come fornitori a pieno titolo nel 2026, si sono mostrati riluttanti ad abbandonare i nuovi motori dopo solo tre o quattro stagioni, citando l’entità degli investimenti già sostenuti.

I numeri che contano e che non tornano

Qui entra in gioco la matematica della politica motoristica. Secondo l’accordo di governance delle power unit di F1, per modificare qualsiasi cosa prima del 2031 serve una “super maggioranza” dei costruttori. Tradotto in numeri: servono FIA, Formula One Management (FOM) e quattro dei cinque costruttori ufficialmente iscritti.

Con Honda e Audi contrarie al cambio, i conti non tornavano. E così Ben Sulayem ha preso l’unica decisione logica: rimandare tutto.

Dopo il 2031: terra di nessuno o opportunità?

La situazione diventa interessante quando guardiamo oltre il 2031. Dopo quella data, infatti, non esisteranno più accordi di governance specifici, il che significa che teoricamente la FIA potrebbe imporre unilateralmente le proprie regolamentazioni.

Certo, una mossa troppo radicale potrebbe spingere alcuni costruttori a voltare le spalle alla Formula 1, ma le fonti vicine alla FIA assicurano che l’intenzione è quella di formulare i regolamenti 2031 in cooperazione con tutti gli stakeholder.

La visione di Ben Sulayem: standardizzazione è la parola d’ordine

Il presidente FIA ha le idee chiare su dove vuole portare la Formula 1 del futuro. La sua ricetta include:

  • Un fornitore unico per i cambi
  • Un fornitore unico per il carburante
  • Un fornitore unico per il sistema ibrido elettrico
  • Motori significativamente più leggeri

Parlando di recente a Silverstone, Ben Sulayem ha sorpreso molti nel paddock confermando che il ritorno ai V8 non è solo una speranza, ma una realtà inevitabile, offrendo un significativo vantaggio in termini di peso e ripristinando il suono più forte dei motori che molti fan hanno sempre rimpianto.

Il contesto attuale: verso il 2026 e oltre

Non dimentichiamoci che la Formula 1 sta già vivendo una fase di transizione importante. La stagione 2026 vedrà un importante pacchetto di modifiche regolamentari con una configurazione rivista delle power unit e nuove aerodinamiche attive, mentre Audi entrerà come team ufficiale con la propria power unit dopo aver acquisito Sauber nel 2024.

In questo scenario, la resistenza di Honda e Audi non stupisce. Entrambi i costruttori stanno investendo enormi risorse per essere competitivi dal 2026, e l’idea di cambiare tutto di nuovo dopo appena tre o quattro anni non è certo allettante dal punto di vista economico.

Una pausa di riflessione, non un addio

La riunione di Londra è stata rinviata, non cancellata. Questo dettaglio è fondamentale perché indica che il dibattito è tutt’altro che chiuso. I vari stakeholder avranno più tempo per riflettere, discutere internamente e magari trovare un compromesso che possa soddisfare tutti.

Il sogno dei V8 rimane vivo, ma dovrà aspettare il momento giusto per trasformarsi in realtà. Nel frattempo, gli appassionati possono continuare a sognare quel rombo che ha fatto la storia della Formula 1, sperando che prima o poi torni a risuonare sui circuiti di tutto il mondo.

Il futuro resta da scrivere

Quello che è certo è che la Formula 1 si trova a un bivio importante. Da una parte la spinta verso la sostenibilità e l’innovazione tecnologica, dall’altra la nostalgia per un’epoca in cui i motori erano più semplici ma incredibilmente spettacolari.

Ben Sulayem ha dimostrato di avere una visione chiara, ma la democrazia del motorsport richiede consenso. E il consenso, almeno per ora, non c’è. Ma come si suol dire nel mondo delle corse: non è mai detta l’ultima parola finché non si vede la bandiera a scacchi.