Ma il corso allenatori? “Cosmico”

Se vi è mai capitato di avventurarvi nel labirintico mondo delle comunicazioni ufficiali della Divisione Calcio a Cinque italiana, potreste esservi ritrovati a annegare in un mare di dichiarazioni roboanti su rivoluzioni copernicane, svolte epocali e risultati straordinari. Intraprendiamo questo viaggio partendo da quella parola magica “straordinario” e da un momento preciso nel tempo: l’8 gennaio 2025.

La Divisione era “lieta di annunciare l’istituzione del Corso Straordinario per Allenatori UEFA Futsal B, un’opportunità straordinaria di crescita per un ruolo professionale centrale nelle dinamiche dello sport. Il presidente Stefano Castiglia proclamò questa iniziativa come “la soluzione a un problema atavico: grazie a questa azione straordinaria, le nostre società di futsal avranno lo strumento per formare i tecnici del futuro.

Un corso straordinario, perché evidentemente un solo “straordinario” non bastava, meglio due. Come ci avrebbe ricordato un giovane Stefano Accorsi nello spot Maxibon, “du gust is megl che uan”.

Il modulo di iscrizione doveva essere compilato entro il 20 gennaio. Si potevano immaginare orde di allenatori che si precipitavano a cogliere questa opportunità per mettersi finalmente in regola, invece di allenare mascherandosi da dirigenti, accompagnatori o il tizio che maneggia lo scopettone.

a few moments later

Otto mesi dopo, con precisione svizzera, il 7 agosto arrivarono i dettagli che spiegavano che il corso avrebbe avuto tre sedi: Catania, Roma e Verona. Il corso era progettato per durare 120 ore distribuite in otto settimane, con esami finali, tirocini pratici e moduli settimanali. Gli studenti sarebbero stati ai nastri di partenza esattamente 22 giorni dopo. I candidati dovevano ancora adempiere a qualche incombenza burocratica e versare la quota per partecipare a questo corso che era “diventato realtà.”

Immaginate così tanti iscritti da rendere necessarie tre sedi diverse per accogliere la folla di candidati. Una storia di successo commovente, una di quelle che nobilitano la disciplina del futsal in Italia, ne elevano la professionalità, ne certificano la parabola ascendente, un investimento per il futuro, uno strumento indispensabile.

Ma questo è il futsal italiano. In un climax quasi shakespeariano, il colpo di scena non può mancare, anche se a pensarci bene è forse più avanspettacolo che tragedia.

Sipario

Quattro giorni prima dell’inizio ufficiale dei corsi, con una comunicazione ufficiale del Settore Tecnico della FIGC (il numero 75, per essere precisi), quello straordinario momento di crescita professionale venne annullato. Il motivo? “Non è stato raggiunto il numero minimo di domande.”

Ve lo riscrivo: “Non è stato raggiunto il numero minimo di domande.”

Ipotizzo che il 7 agosto, il giorno della seconda proclamazione “urbi et orbi,” le iscrizioni fossero già insufficienti. Ma si può rinunciare a mostrare la grandeur della disciplina e la sua professionalità? Ovviamente no. Avanti tutta, oppure era avanti fuffa?

Forse il corso è fallito perché tutti in Italia allenano nel futsal dopo aver conseguito la certificazione UEFA B. Ma se tutti hanno questa certificazione, che senso aveva organizzare un corso, addirittura “straordinario”? Non è, la butto lì, che è meglio risparmiarsi 500 euro e quindi allenare sedendosi in panchina fingendo affetto per lo scopettone?

Il Problema Sistemico

La UEFA aveva dato il via libera alla FIGC per l’emissione della nuova qualifica ‘UEFA Futsal B’ già nel luglio 2022, riconoscendo che “i primi corsi per allenatori di futsal, sempre tenuti sul territorio, avrebbero rilasciato certificazioni riconosciute a livello europeo.” L’infrastruttura c’era, l’autorizzazione era in vigore, ma chiaramente la domanda non c’era.

Questo episodio rivela il divario tra retorica istituzionale e realtà concreta nel futsal italiano. Mentre i funzionari strombazzano cambiamenti rivoluzionari e sviluppo professionale, la comunità degli allenatori apparentemente rimane poco convinta dell’investire tempo e denaro nella certificazione.

Il fenomeno non è unico del futsal. Secondo le informazioni della scuola allenatori FIGC, “il corso per allenatori UEFA B non viene più offerto” nel calcio tradizionale, suggerendo problemi sistemici nello sviluppo degli allenatori in tutte le discipline calcistiche italiane.

L’Economia dell’Allenatore di Futsal

La strategia a tre sedi (Catania, Roma, Verona) suggerisce che gli organizzatori si aspettassero numeri di iscrizione sostanziali. La diffusione geografica avrebbe accolto allenatori dal sud Italia, dalle regioni centrali e dal nord, indicando proiezioni di partecipazione ambiziose che la realtà ha brutalmente corretto.

Eccessiva Presunzione

Questo debacle si inserisce in un modello più ampio nell’amministrazione sportiva italiana: annunci grandiosi seguiti da esecuzioni deludenti. Il linguaggio utilizzato (“straordinario,” “epocale,” “rivoluzionario”) crea aspettative che l’implementazione pratica non può soddisfare.

un problema

L’episodio evidenzia un problema genuino nel futsal italiano: molti allenatori operano senza certificazione adeguata, ufficialmente designati come dirigenti di squadra o altri ruoli per aggirare i requisiti. Questa pratica, pur essendo diffusa, mina gli sforzi di professionalizzazione dello sport.

Essite un problema reale dove individui qualificati evitano costi di certificazione e burocrazia, assumendo invece ruoli di coaching non ufficiali. Questo crea un sistema di coaching ombra che gli organismi di regolamentazione faticano ad affrontare.

Contesto Internazionale

La UEFA ha oltre 200.000 allenatori qualificati in tutta Europa, dalle giovanili ai prestigiosi allenatori di squadre professionistiche. Questo numero massiccio suggerisce una forte domanda per l’educazione degli allenatori altrove, rendendo il fallimento di questa iniziativa ancora più clamorosa. Altri paesi europei hanno implementato con successo programmi di certificazione per allenatori di futsal, spesso integrandoli con iniziative più ampie di sviluppo calcistico.

la Strategia Comunicativa

La comunicazione istituzionale che circonda questo corso esemplifica tutto ciò che non va. Retorica eccessiva, implementazione approssimativa e, alla fine, cancellazione creano problemi di credibilità per iniziative future.

La dichiarazione del presidente Castiglia tesa a risolvere un “problema atavico” si è rivelata profetica, anche se non nel modo previsto. Il vero problema atavico sembra essere il divario istituzionale dalle esigenze delle realtà di mercato.

Il Contesto Sportivo Italiano Più Ampio

Questo episodio riflette problemi più ampi nell’amministrazione sportiva italiana: processo decisionale centralizzato, scarsa consultazione degli stakeholder e strategie comunicative che privilegiano l’immagine rispetto alla sostanza.

Il modello si ripete in vari sport: annunci ambiziosi, pianificazione elaborata e, infine, risultati deludenti. Gli amministratori sportivi italiani sembrano più preoccupati di apparire professionali che di essere effettivamente professionali.

La Dimensione Culturale

Un episodio come questo nel futsal italiano riflette atteggiamenti culturali più profondi. La preferenza per accordi informali rispetto alla certificazione ufficiale rappresenta un fattore culturale che non può essere ignorato quando si progettano programmi futuri.

Tutto questo è semplicemente “Cosmico,” come l’avrebbe apostrofato il Professor Fontecedro, uno dei personaggi più riusciti di Daniele Luttazzi in “Mai dire Gol.”

Il corso straordinario che doveva risolvere problemi atavici ha invece mostrato che nelll’amministrazione sportiva italiana, la cosa più prevedibile è l’imprevedibilità, e la cosa più straordinaria è spesso il fallimento.

Forse la vera lezione è che prima di risolvere problemi atavici, il futsal italiano deve affrontare il suo problema più immediato: capire la differenza tra retorica istituzionale e realtà pratica.

Lo scopettone, nel frattempo, rimane una credenziale di coaching più affidabile di qualsiasi certificato che la burocrazia possa produrre.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.