Mohammed Ben Sulayem FIA: Tra Controversie e Riforme, Verso le Elezioni 2025

Quando il potere incontra la passione: l’analisi di una presidenza che ha diviso il mondo del motorsport

Cari amici appassionati di motori, permettetemi di raccontarvi una storia che sa più di soap opera che di governance sportiva. È la storia di Mohammed Ben Sulayem, il presidente della FIA che ha trasformato l’organo di governo del motorsport mondiale in qualcosa che ricorda più un campo di battaglia che un’istituzione.

Il Paradosso del Presidente Combattivo

Mohammed Ben Sulayem sta combattendo l’ultima controversia del suo turbolento regno come presidente della FIA, e francamente, sembra che non gli dispiaccia affatto. Anzi, l’emiratino sembra proprio uno di quei personaggi che si nutrono delle critiche come altri si nutrono di caffè al mattino.

Quando l’ex commissario sportivo Tim Mayer è uscito allo scoperto come sfidante ufficiale per la presidenza, accusandolo di aver instaurato un “regno del terrore”, Ben Sulayem non si è nascosto dietro comunicati stampa asettici. No, lui ha fatto quello che fa sempre: ha contrattaccato a muso duro, con quella franchezza che può sembrare arroganza ma che, ammettiamolo, ha una sua coerenza.

I Numeri Parlano Chiaro (Forse)

La matematica, quando fa comodo, diventa un’arma potentissima. Ben Sulayem lo sa bene: quando gli fanno notare le critiche interne, lui risponde con un secco “Sono cinque club su 245”. Il calcolo è semplice: 83,35% di supporto alle modifiche statutarie approvate a Macao. Nel 2024 hanno registrato un profitto di €4,7 milioni che sarà reinvestito in progetti chiave.

Ma qui casca l’asino: i numeri raccontano sempre una storia, ma non necessariamente tutta la storia. A novembre 2024, due membri del comitato di audit sono stati licenziati dopo aver espresso preoccupazioni riguardo alla creazione di un fondo da 1,5 milioni di dollari – curiosamente, proprio per quei club che votano nelle elezioni presidenziali. Coincidenza? Io lo chiamerei “strategia elettorale creativa”.

La Promessa del Cambiamento (e le Sue Conseguenze)

Rileggiamo insieme il manifesto del 2021 di Ben Sulayem. Prometteva di raddoppiare la partecipazione al motorsport, eliminare le perdite operative entro il 2023, migliorare la governance e la trasparenza. Su carta, molti obiettivi sono stati raggiunti o sono in via di completamento.

La realtà, però, è più sfumata. Sì, la FIA è tornata in utile dopo cinque anni di perdite consecutive. Sì, sono stati lanciati programmi per il motorsport di base come le Affordable Cross Car. Ma i critici sostengono che le promesse di trasparenza sono cadute nel vuoto, con troppe decisioni prese a porte chiuse.

Il Problema della Comunicazione (e dell’Ego)

Ben Sulayem ha un problema di comunicazione, e non è quello che pensate. Il suo problema non è che non sa comunicare – anzi, comunica fin troppo bene. Il suo problema è che comunica come un ex pilota di rally abituato a dare ordini al navigatore, non come il presidente di un’organizzazione internazionale che deve mediare tra 245 club nazionali.

I critici hanno caratterizzato il suo come uno stile di leadership più autoritario, e francamente non è difficile capire perché. Quando ti siedi di fronte a lui per un’intervista e lui ti ribalta le domande addosso, capisci che hai davanti qualcuno abituato a stare al comando, non a costruire consenso.

La Sfida di Tim Mayer: David contro Golia?

Mayer si posiziona come candidato riformista in vista delle elezioni presidenziali FIA del 12 dicembre, promettendo maggiore trasparenza, equità e governance orientata al servizio. Il figlio del cofondatore della McLaren non è esattamente uno sprovveduto, e la sua candidatura ha già raccolto consensi significativi.

Ma attenzione: questa non è una battaglia tra buoni e cattivi. È uno scontro tra due visioni diverse di cosa dovrebbe essere la FIA. Da una parte Ben Sulayem, con la sua approccio diretto e risultati concreti (anche se controversi). Dall’altra Mayer, che promette un ritorno a metodi più collegiali e trasparenti.

Il Verdetto (Provvisorio) di un Osservatore

Dopo aver analizzato numeri, fatti e dichiarazioni, ecco la mia valutazione personale: Ben Sulayem è un presidente efficace che ha ottenuto risultati concreti, ma il suo stile gestionale ha creato più divisioni di quante ne abbia sanate.

Ha riportato la FIA in utile? Sì. Ha lanciato programmi innovativi per il motorsport di base? Assolutamente. Ha migliorato la trasparenza e la governance? Qui i conti non tornano del tutto.

Il problema di fondo è che Ben Sulayem governa la FIA come se fosse ancora al volante di una Subaru Impreza nel deserto: tutto dritto, acceleratore a tavoletta, e se qualcuno non sta al passo, pazienza. Funziona per vincere i rally, ma gestire 245 club nazionali richiede un approccio diverso.

Verso Dicembre: Cosa Aspettarsi

Le elezioni presidenziali FIA si terranno il 12 dicembre 2025 in Uzbekistan, con delegati di 245 organizzazioni membri di 149 paesi. Sarà interessante vedere se la base elettorale premierà i risultati concreti di Ben Sulayem o preferirà il cambio di rotta promesso da Mayer.

Una cosa è certa: chiunque vinca, dovrà affrontare le stesse sfide fondamentali. Il motorsport sta cambiando rapidamente, con sostenibilità ambientale, inclusività e accessibilità economica che diventano sempre più centrali. La FIA del futuro dovrà essere meno palazzo del potere e più casa comune per tutti gli appassionati di motori.

L’Ultima Riflessione

Ben Sulayem ha ragione su una cosa: la FIA ha inflitto ai piloti di F1 minacce di squalifica per bestemmie ripetute e giri di vite sull’uso di gioielli. Forse è tempo di concentrarsi meno su cosa i piloti dicono o indossano, e più su come rendere il motorsport più accessibile a tutti.

Perché alla fine, cari lettori, il motorsport dovrebbe unire, non dividere. E forse, proprio forse, è questo il vero test di leadership per chiunque sieda alla guida della FIA.


Le elezioni FIA di dicembre ci diranno se il mondo del motorsport preferisce la continuità dei risultati o il cambiamento dei metodi. Nel frattempo, godiamoci le gare e speriamo che chi vince ricordi che la FIA esiste per servire la passione di tutti noi, non per alimentare l’ego di pochi.