Con Andrea Franceschini avevo parlato un paio di volte al telefono. Un amico mi aveva messo in contatto con lui, ero curioso di conoscere la storia di quella Luparense, del suo giovanissimo — allora — direttore sportivo. Dell’incredibile ascesa di una compagine che in breve tempo aveva vinto tanto.
Due lunghe telefonate, l’inconfondibile accento dell’operoso nordest del Paese, quella capacità di raccontarsi, di raccontare le vittorie che portano anche la sua firma e di schernirsi allo stesso tempo. Mi era stato presentato così: “l’unico vero direttore sportivo di questa disciplina”. La passione c’era e si avvertiva proprio nel suo modo di narrare quell’epopea sportiva della quale era stato protagonista.

Quando la notizia della sua scomparsa è rimbalzata sui profili social di Linea Laterale, ho fatto quello che mi accade quando è l’incredulità a prendere il controllo dei propri gesti: ho controllato che fosse davvero lui. Poi ho cercato nella rubrica del telefono, nell’app WhatsApp e ho fissato a lungo un numero al quale lui non risponderà più.
Così un pensiero triste in un lunedì, per una vita che si interrompe a metà del cammino, per gli affetti ai quali mancherà e per le conoscenze, quelle in cui inciampiamo nella vita , per ricordarci di essere sempre gentili, “kind” dicono gli inglesi, perché il tempo, quello non è mai abbastanza.
Così, un pensiero.