Il Lamezia femminile saluta l’attività agonistica, squadra di calcio a 5. Un lungo comunicato sul social preferito dal calcio a 5 tricolore, i ringraziamenti di rito. Tutti gli elementi usuali sono lì, fino all’immancabile speranza di tornare più forti, più o meno.
Le due stagioni nella massima categoria, ovviamente femminile. Arriva quello che oggi sembra l’ineluttabile destino di molte e forse troppe realtà del calcio a 5 in Italia. È sempre triste quando realtà agonistiche scompaiono dal panorama nazionale, perché lasciano ampi spazi vuoti nel tessuto delle realtà locali nelle quali operano.
Potrei fare del sarcasmo, “good vibes…” really? Quindi lo faccio. Se solo bastasse un nuovo logo, tra l’altro cosa aveva il vecchio che non andava? L’identità visiva ha un suo valore se è riconosciuta, ma questo è un discorso per altri momenti.
Se leggete il comunicato della società calabrese e lo avvicinate a quelli letti in precedenza, anche a quelli recentissimi proprio di squadre di vertice nel femminile, troverete numerose somiglianze. La mancanza delle istituzioni, le difficoltà di uno sport minore, la questione economica.

L’idea che le istituzioni debbano partecipare alla “gloria” sportiva mi ha sempre in qualche modo sorpreso. Se sono spesso d’ostacolo, vedi la questione degli stadi nel calcio, in quale misura hanno il dovere d’essere un aiuto per uno sport minore? Uno che ha una rilevanza sociale limitatissima ai pochi che lo seguono.
Comprendo che possa essere rilevante, una disciplina minore, in piccoli comuni: una manciata di anime e quello sport diventa l’orgoglio di una realtà che non può permettersi una squadra di calcio ad esempio. Le istituzioni in quel caso diventano partecipi di quello che diventa anche un volano politico.
La questione economica. Non mi risulta esista una prescrizione che obblighi a investire nello sport minore, a meno che non sia quella d’evadere il fisco. In uno sport come il calcio a 5, una volta investiti quei denari, non c’è nessun rientro, nessuna possibilità di autosostenersi che non siano appunto gli sponsor. Ora ci sono sicuramente sponsor che non possono permettersi le cifre richieste per il calcio, ma se vuoi far pubblicità alla tua azienda, i soldi spesi sui social sono spesi meglio.
Eppure il futsal continua a vivere al di sopra delle sue possibilità, spendendo soldi che non producono alcun rientro economico. Ne producono sicuramente uno emozionale, ma quanto questa soddisfazione dell’animo è sufficiente per durare nel tempo? Dodici anni per il Lamezia. Qualcuno è durato anche meno, vero?

Una regione che pure ha fornito ottime giocatrici alla causa del futsal nazionale femminile resta flagellata da società che al femminile faticano a reggere. Il Lamezia succede in questa triste lista al Lokrians e alla Pro Reggina. Se poi avete memoria del tempo che fu… ricordate l’Atletico Belvedere? Vorrei dirvi che lo ricordavo io, ma non sarebbe la verità.
L’indiscussa e inevitabile realtà di oggi è rappresentata dal passaggio delle società sportive da una sostenibilità economica verso la loro capacità di produrre denaro, ovviamente intendo legalmente. I momenti di crisi economica, anche semplicemente quelli d’incertezza che non generano denaro in surplus da investire in operazioni in perdita, diventano il cimitero di quelle attività che non producono valore.
Già, anche nello sport.
Buona Fortuna.