Capeggiava sul principale e più diffuso giornale locale, cartaceo, il titolo: “Sponsor fittizi, in 15 nei guai”. Se avete bazzicato anche solo marginalmente il mondo dello sport dilettantistico, un titolo come quello non può sorprendervi. Probabilmente racchiude l’essenza stessa della pratica sportiva dilettantistica: l’evasione fiscale.
Se poi vivete in una delle zone d’Italia nelle quali nel tempo, ad esempio, una disciplina come il calcio a 5 s’è profondamente radicata, vi sorprenderete ancora meno nel leggere il titolo della pagina interna del giornale dedicata alla vicenda.
Titolo: “Sponsor fittizi a società di calcio a 5 per evadere il fisco: in 15 nei guai.

Un giro da oltre novecentomila euro, due società coinvolte che fanno capo alla stessa dirigenza, un ex senatore implicato, alcuni noti imprenditori locali. La Guardia di Finanza indaga su questa distrazione massiva di denaro perpetrata attraverso una pratica largamente diffusa nel mondo dilettantistico.
Le sponsorizzazioni fittizie ipotizzate dalla Procura della Repubblica si concretizzano attraverso un sistema collaudato di ristorno delle cifre versate attraverso false fatturazioni. Due terzi tornavano così al mittente. Un giro che, per il volume di denaro mosso – quasi un milione di euro – sembra coinvolgere moltissimi imprenditori locali.
Locali, già. Eppure in questa regione nella quale s’è profondamente radicato il calcio a 5, non ci si dovrebbe stupire di certe pratiche; piuttosto ci si potrebbe stupire della lentezza della Guardia di Finanza nel porre un argine a questa pratica. Ricordate il caso CIMAV? Il fallimento di quel Pescara, le accuse di distrazioni di fondi dal consorzio verso la squadra di calcio a 5?

Quello è solo il più recente degli scandali locali, ma se volete allargare lo sguardo al panorama nazionale, l’anno scorso ci fu l’indagine a Fondi che scoperchiò un giro di 17 milioni di fatture false, il famigerato 3×1, tra società appunto dilettantistiche. Se volete però restare nel calcio a 5, lo scandalo dell’Arzignano di appena una decina di anni fa finì addirittura sulle pagine del Sole 24 Ore.
C’è sempre chi riesce a fare meglio. La distorsione di fondi per oltre 40 milioni di euro che ha sconvolto il mondo dell’italico rally ha coinvolto centinaia di persone. Già, perché muovere costantemente contanti per simili volumi di denaro deve per forza di cose aver coinvolto molte persone.
Se poi volete risalire fino al professionismo, c’è il recente caso dell’Hellas Verona.
Ma torniamo pure all’amato “calcetto”. Il mecenatismo certamente esiste; viene da pensare, e come diceva il mai abbastanza compianto senatore Andreotti: “A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”, che i veri mecenati siano una ristretta minoranza nel mondo del pallone dilettantistico.

Un po’ perché le tasse non sono qualcosa che nell’italico stivale piaccia pagare; la cultura dell’evasione è considerata una furbata meritevole di lode. Un po’ perché chi brucerebbe scientemente centinaia di migliaia di euro in discipline delle quali a mala pena importa ai praticanti?
Localmente questa ultima inchiesta ha scosso non solo il tessuto delle piccole e medie imprese, ma anche quello politico; uno degli indagati, tra l’altro, accusato del reato di utilizzo di beni e utilità di provenienza illecita, è profondamente coinvolto nell’agone politico.
Così, sotto questa canicola, sotto l’ombrellone, oggi in città non si parla d’altro… letteralmente. I personaggi coinvolti sono volti noti, alcuni imprenditori sono MOLTO noti e c’è il calcio a 5 di mezzo; in zona, una miscela esplosiva.
Buona fortuna, futsal.

