Non mi è estranea l’ironia di scrivere un post, quindi affidarmi alla parola scritta, per raccontare della possibile ma certamente probabile dipartita della scrittura, del testo, come forma di comunicazione. Per chi come me è quotidianamente circondato da libri, esiste ancora una certa forma di reverenza, di rispetto per il contenuto di quella forma di comunicazione.
Il retaggio probabilmente di un passato che attribuiva una sorta di sacralità istituzionale al contenuto del libro.
Il TED Talk di Victor Riparbelli
Qualche tempo fa sono incappato in un interessante TED. Se non sapete cos’è un TED potete anche interrompere qui la lettura, niente di quello che troverete di seguito è di vostro interesse, non dite che non vi ho avvertito.
Se siete ancora qui, potete ripescare questo TED. Sul sito ufficiale c’è anche la trascrizione nella lingua con la quale avete più familiarità.
Non c’è nulla nel TED Talk di Victor Riparbelli che non sia già riscontrabile nei trend di consumo, nelle modalità dello stesso. In fondo lo è dal 2008, chi tra di voi non ha mai visto un tutorial su YouTube? La posizione di dominanza assunta da TikTok in questa epoca recente ha solo conclamato uno spostamento generazionale del consumo dell’intrattenimento.
L’Evoluzione del Consumo di Contenuti
Victor ci ricorda che già oggi consumiamo podcast perché sono più facilmente fruibili di una pagina di giornale cartaceo. Ascoltiamo gli audiolibri perché possiamo usare l’udito invece della vista e dedicare quest’ultima a un secondo compito.
Riparbelli offre però un interessante quesito, partendo da una credenza abbastanza diffusa ma con minimi riscontri scientifici. Si è sempre considerata la scarsa capacità di attenzione, che ad oggi non ha alcun riscontro diretto con la capacità di apprendimento, un malus. Come se il bisogno di essere continuamente stimolati fosse un effetto peggiorativo dell’evoluzione umana, come se la ricerca della dopamina fosse una sorta di dipendenza.
Una Nuova Prospettiva Evolutiva
Se invece quella spasmodica ricerca di stimoli fosse il segnale di una evoluzione umana, della capacità del cervello umano di assorbire un elevato volume di informazioni, come non credevamo fosse possibile prima?
Una rivelazione resa possibile dall’avvento degli LLM, delle AI se però siete arrivati a leggere fino a qui non dovrebbe esserci bisogno di questa precisazione.
Oggi è possibile elaborare, creare, distribuire un volume estremamente più alto di informazioni proprio attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle capacità di elaborazione degli LLM. È diventato possibile comunicare oltrepassando la parola scritta, in fondo l’umanità l’ha già fatto, ricordate le pitture rupestri? Cos’altro non sono se non una comunicazione che non ha bisogno della scrittura per conferire un messaggio?

Il Paradosso della Realtà
Ma gli LLM non sono reali, non lo è nemmeno Harry Potter e questo non mi sembra sia stato di ostacolo alla nascita di un vero culto intorno ai contenuti creati dalla Rowling. La sospensione della realtà in funzione del messaggio avviene già con il cinema, nei libri e perfino nella musica.
Se quello che conta è il messaggio, importa davvero come viene consumato? Sì, ma solo quando quel consumo diventa vantaggioso per il fruitore. Posso consumare The Devils, l’ultimo romanzo di Joe Abercrombie in venticinque ore e sette minuti, ascoltandolo. Non c’è alcuna possibilità che la vostra vita vi metta a disposizione 25 ore da dedicare consecutivamente a un libro. Sicuramente vi è difficile fare “altro” mentre leggete un libro, impossibile se quel libro è di carta e lo state sfogliando.
La Velocità come Necessità
Forse non è “colpa dei giovani che non sono capaci di stare attenti”, forse più probabilmente questa è un’epoca ad altissima velocità e per quanto rallentare ci sembri la scelta migliore, quella meno faticosa potrebbe non essere possibile. Raccontare oggi è una questione di rapidità, coniugarla con la qualità è la vera sfida.
Se il nostro cervello è in grado di assimilare contenuti a una velocità più elevata ed erano solo i media con i quali l’alimentavamo il vero freno a una capacità di apprendimento più spedita, forse quella che abbiamo davanti è un’epoca davvero meravigliosa, piena di nuovi linguaggi e nuovi strumenti narrativi.
Conclusione
. La sfida non è resistere al cambiamento, ma guidarlo verso forme di espressione che mantengano la profondità del messaggio pur adattandosi alle nuove modalità cognitive.
In un’epoca in cui l’informazione può essere “flood the zone with shit” come suggerisce Steve Bannon, diventa ancora più cruciale sviluppare strumenti critici per distinguere qualità e sostanza dal rumore di fondo. La velocità può essere alleata della qualità, purché non diventi fine a se stessa.

