Quando vent’anni fa debuttava sul web Facebook, il mondo era decisamente diverso. È passata una intera generazione da allora. Nulla rimane identico così a lungo nella società digitale e nulla cambia più repentinamente. Se siete impegnati in qualche modo nel creare contenuti sul web e non siete cognitivamente limitati da un verme cerebrale come Robert F. Kennedy Jr. non potete non esservi accorti che qualcosa proprio all’interno delle piattaforme “social” è radicalmente cambiato.
Gli LLM hanno stravolto le regole, gli Agent hanno modificato le interazioni con il web. Questi i presupposti iniziali di un mutamento digitalmente epocale. Gli utenti erano abituati a consumare i contenuti attraverso il meccanismo degli “amici”. Un mio amico guarda video dei cantanti neomelodici napoletani, ecco che viene proposto anche a me anche se io probabilmente diciamo che non li preferisco.
Più amici, più contenuti, alcune piattaforme hanno un limite altre no, ma puoi sempre “seguire” qualcuno. Questo meccanismo ha un limite fondamentale: può pescare contenuti solo attraverso questo sistema di referenza. L’utente quindi sarà tentato ad abbandonare la piattaforma alla ricerca di quello che davvero lo interessa.
L’arrivo degli LLM (AI per il pueblo) ha reso possibile l’identificazione dei contenuti. Un LLM è in grado di distinguere “cose”: può distinguere tra un video di micetti e uno di un incendio a Los Angeles. Questa capacità ha spalancato la porta alla possibilità d’offrire all’utente una serie di contenuti basati sugli interessi, non sugli amici.

Così negli ultimi sei mesi è avvenuta la transizione da Social Network a Interest Network.
L’effetto più immediato è stato quello di garantire una più lunga permanenza sulle proprie piattaforme, l’avanguardia di questo mutamento s’è realizzata su TikTok, Instagram ha seguito a ruota. YouTube ha con questo cambiamento di linea permesso anche a canali con pochi follower di essere proposti al grande pubblico
Quindi è una buona notizia? Solo se producete un genere di contenuto che è già mainstream, per così dire. Se siete appassionati di calcio a 5 è più probabile che tra i vostri “vi potrebbe interessare” troverete un qualcosa sul calcio, da un profilo che parla di calcio peruviano, che un contenuto sulla pallamano. Perché?
Ne esistono a milioni, letteralmente. Calcio sudamericano, calcio africano, calcio asiatico. È perfino possibile, in considerazione dei volumi di traffico, che vi ritrovate tra i suggerimenti un contenuto di cricket. Semplicemente in virtù dell’alto volume di traffico che generano.
È vero anche il contrario? Cioè che vengano suggeriti contenuti del calcio a 5 italiano? Davvero, seriamente… No. Perché semplicemente i numeri sono insufficienti a generare un trigger, l’attivazione. Così come per decine di altre attività. Non è solo quindi un cambiamento che penalizza una disciplina in particolare, è un cambiamento che rende marginali i contenuti di nicchia.
Ovviamente nulla di tutto questo interessa chi produce contenuti al soldo delle squadre, a loro non interessano i lettori, interessa la soddisfazione del committente. Ma se vi chiedete perché questo “best sport on earth” non ha nessuna rilevanza in termini di comunicazione, ecco questa è una delle possibili risposte.

