Lunedì, sarà solo un lunedì

Non appena le paillettes e i confetti colorati si saranno poggiati sul parquet, sarà già lunedì. Un lunedì come tanti altri. Scopriremo che qualsiasi cosa accaduta solo poche ore prima, qualsiasi sentimento porteremo con noi, sarà solo un lunedì.

Uno fatto di scatoloni già pronti, forse con dentro qualche ricordo felice e tanti troppi ricordi tristi. Di valige, di vacanze e di dubbi. Un lunedì di ritorni a casa, di biglietti d’aereo e di cibo da consumare prima che vada a male o anche solo per non gettarlo via. Nel calcio a 5 femminile c’è chi sarà felice, chi verrà ringraziato “lo stesso. Quel “lo stesso” che suona maledettamente come un “grazie anche se avete fatto cagare e perso”.

Ho sempre scelto di guardare alle persone per quello che sono e non per quello che fanno. Non importa quanto tu sia bravo se sei “a terrible human being”. Certo il talento permette a volte di farla franca, ma solo per un po’. Se dovessi guardare queste donne che giocano a pallone per la sola abilità sportiva probabilmente guarderei Lamine Yamal oppure Florian Writz.

Lo faccio perché posso collegare delle storie, di vita, a quello che accade. Senza, senza quel collegamento il futsal femminile è solo calcetto anzi forse meno. È l’essere umano che definisce il calciatore, non il contrario. Sapere che nelle cuffie prima della partita suonano i 방탄소년단 piuttosto che l’ennesimo artista indie italiano con pretese autorali, per me fa tutta la differenza del mondo.

È conoscere l’origine di quella rabbia agonistica che si trova incollata a quelle trecce che mostrano che per essere un gran giocatore non è necessario essere una brutta donna. È l’aver visto mangiare più sushi di quanto quel corpo avrebbe dovuto contenere e raccolto le confessioni di debolezze oscure. Accade di trovare sorelle dove non avevo nemmeno guardato. Scoprire che in certi silenzi si nasconde una mente brillante e divertente.

Le partite sono solo partite se non ci si accorge che certi contrasti che sembrano di gioco, hanno invece tanta vita dentro. Un recupero disperato è a volte più di una giocata. è cercare di cancellare un passato che non va via nemmeno se provi con l’ipoclorito di sodio. È sapere che quel giocatore ti costerà una finale per l’ennesimo contrasto molle sulla fascia che ripete da quando aveva vent’anni.

Amare uno sport non è amarne le regole, il campo, il ribalzo del pallone. Non lo è mai.

È poter leggere il volto delle donne del futsal.

Forse lunedì avrai ragione ad aver pensato che qui non si può vincere ma dipende da dove sarà quel qui, geograficamente. Oppure avrai torto perché hai ora una foto in più con una coppa. Se quella foto esisterà sarà stato solo perché l’hai voluto. Di più. Forse le cicatrici sulle gambe avranno un senso e saranno diventate storie da raccontare.

Lunedì sarà un altro lunedì. Nel quale raccogliere le occasioni mancate di conoscere le storie di queste donne che  come Gru Cenerine voleranno migrando in direzione opposta alla stagione calda. Nel qualche capire perché dovrei svegliarmi alle 3 del mattino il giovedì successivo per guardare la Juventus giocare contro una squadra degli Emirati.

Lunedì sarà quel giorno nel quale ricordare che see foste solo giocatori a nessuno importerebbe davvero nulla di tutto questo. Nulla.

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