Ripescaggio, identità e soldi, maledetti soldi

Mi sono sempre chiesto cosa spinge un sodalizio retrocesso sportivamente sul campo a chiedere il ripescaggio nella categoria, in uno sport minore. Posso capire il tentativo di salvare la categoria quando gli introiti dei diritti televisivi passano da 2 milioni di euro a 100 mila, come nel caso della retrocessione tra la B e la Lega Pro di calcio.

Ma nel futsal?

I costi tra una seconda divisione e una prima divisione sono esponenzialmente diversi. Il tasso tecnico che è necessario ingaggiare per non rischiare ogni anno una serie interminabile di goleade ha un costo, che s’innalza quanto più scarso è il pool di atleti dal quale ingaggiare i giocatori.

Spesso si dimentica, troppo spesso, che per molti atleti sebbene la disciplina sia dilettantistica a livello legislativo quello è il loro lavoro. Questa è la loro occupazione principale. Quando si passa dal gruppo di amiche/amici delle serie minori, alle scelte professionali e professionistiche della massima categoria, si va incontro ad shock culturale ed economico.

Si scopre così che nella massima divisione la consunta locuzione “famiglia” riferita all’ambiente della squadra, funziona meno quando tutte le domeniche si passa più tempo chinati a raccogliere il pallone nella propria porta che ad esultare per i propri gol. Che quando non si riceve quel denaro che è l’unica fonte di guadagno, il “progetto” diventa irrilevante.

Il divario tra “pizza e birra dopo l’allenamento” al nutrizionista è abissale.
Così come è eonica la differenza tra intrattenimento inteso come business e un passatempo per famiglie. Tra una trasferta sportiva e una scampagnata. Tra improvvisare e programmare.

Lo sport per sopravvivere a se stesso deve essere business. Perfino una scuola calcio per bambini lo è. Perpetrare l’inganno sociale e intellettuale di uno sport come aggregatore sociale è delittuoso. Una disciplina che ignora cosa sia un ROI, il significato stesso dell’acronimo, non è destinata a prosperare. Non importa quanti proclami si facciano. Il calcio è una questione di fondi d’investimento per una serie di ragioni e sono tutte finanziarie.

Il ripescaggio è doping, amministrativo. Permette a una disciplina di completare organici dei campionati non attraverso il campo. Di fatto altera il risultato del campo. È il male che sta uccidendo la Lega Pro e che rende poco credibile la Serie D di calcio. Ma fa comodo a tutti quei presidenti che vogliono salvare la categoria senza spendere un euro.

Come se fare sport agonistico fosse una prescrizione medica senza la quale i presidenti non possono sopravvivere.

Necessitate d’una ulteriore prova? Non è già iniziato il calvario nel calcio a 5, di voci di squadre che non si iscrivono, che potrebbero non iscriversi e che forse s’iscrivono? Ça va sans dire.

Buona fortuna Futsal.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.