…e ci sono uomini che allenano.
Nomi sconosciuti al grandissimo pubblico. Nomi noti in un continente possono risultare alieni in altri. Realtà che racchiudono una dimensione, una cultura. Ci sono luoghi che puoi non aver mai visitato ma non puoi ignorare.
Così è Soweto. La township di Johannesburg, creata nel 1930 quando l’allora governo bianco decise di creare township per soli neri. Iniziava così la politica dell’apartheid e Soweto a due passi da una delle più grandi vene aurifere del mondo ne sarebbe stata il centro.
La più grande e popolosa township del Sudafrica ha una lunga storia d’impegno politico, di ribellione ma anche di sport. Orgoglio di quella parte del paese sono gli Orlando Pirates. Il calcio è una fede, che trascende le altre, spazza via le teocrazie e unisce davvero, quegli uomini su quegli spalti.

Una squadra di Soweto guidata da un allenatore spagnolo, Josè Riveiro, nelle ultime tre stagioni capace di vincere di seguito la MTN8, nessun allenatore c’era mai riuscito prima. Ha vinto la Nedbank Cup e portato la squadra a giocarsi le sue chances nella CAF Champions League.
Onori sportivi che gli sono valsi la chiamata da una delle power house del continente africano, gli onnipotenti egiziani dell’Al-Ahly.
Fino a qui una storia sportiva come tante altre. Già, fino a qui.
Perché il tributo che la sua squadra ha regalato al suo allenatore, all’ultima panchina con gli Orlando Pirates è quello che si tributa all’uomo più che al mister.
A good coach changes a game. A great coach changes a life. Con le parole prese a prestito da John Wooden, una leggenda del basket NCAA e un “Gracias, Jose Riveiro” una squadra visibilmente emozionata ha preso il campo.
Eccovi il video.

