Nazionale B. Virgulti del doppio ciclo under della Nazionale Italiana di futsal, al confronto con la nazionale del Marocco. I nordafricani hanno pareggiato di recente con l’Argentina, quella vera. Quella che si prepara a contendere la Copa America al Brasile in questa interminabile e indissolubile tenzone sportiva.

Sconfitta netta. Com’è giusto che sia. Per riportare nell’alveo di una competitività internazionale che nell’italico stivale del calcio a 5 viene raccontata con una epica che non ha nessun riscontro nei risultati. Nella sconfitta ci si tempra, senza addurre alibi. Si sistema una asticella e si scopre poi quanto lontani sono gi azzurri dal competere davvero.

Al netto di un campo “scivoloso” che se lo è, rappresenta un ostacolo per entrambe le squadre a meno d’affermare che il Marocco avesse dei cingoli ai piedi oppure ha fatto ricorso alla trazione integrale. L’interesse per giocatori troppo spesso a corto d’esperienza internazionale è maturare la consapevolezza della distanza che li separa atleticamente e tecnicamente dal vertice del movimento.

Non c’è stigma nella sconfitta. Si tratta di una condizione esistenziale, una delle due possibili in ogni confronto sportivo. L’accettazione proattiva della sconfitta è l’unica chiave del miglioramento. Correggere le condizioni che generano la sconfitta è il mantra imprescindibile di ogni soluzione vincente, che sia un nazionale, un club o un piccolo business.

Di Elias Rowe

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